IL COLLASSO PROSSIMO VENTURO DELL’UNITA’ D’ITALIA E DELLA DEMOCRAZIA ITALIANA

April 28th, 2010

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IL COLLASSO PROSSIMO VENTURO DELL’UNITA’ D’ITALIA E DELLA DEMOCRAZIA ITALIANA
Postato il Martedì, 27 aprile @ 14:24:49 CDT di davide
Italia DI GIULIETTO CHIESA
megachipdue.info

Eugenio Scalfari dice che il collasso definitivo della democrazia repubblicana e costituzionale e della stessa unità del paese potrebbe prodursi per tre fattori convergenti: l’arrendevolezza del presidente della Repubblica, l’irrilevanza della sinistra, e l’indifferenza dell’opinione pubblica democratica. Poi si corregge e salva Napolitano.

Io non lo salverei, ma è quello che, ormai, conta meno. E su cui, comunque, contare non è opportuno.

E aggiungerei, dalla parte che arreca l’offesa, il micidiale patto tra Berlusconi e la Lega, l’uno che guarda le spalle all’altro. E che vogliono andare fino in fondo.

E la insulsa e miope realpolitik neocentrista di De Benedetti, che fotografa lo stato penoso della cosiddetta borghesia illuminata italiana Credo che si debba essere realistici all’estremo. Vincere questa partita mortale, con questo tipo di protagonisti, sarà oltremodo difficile.

Sono passati quattro anni dal referendum del 2006. Allora l’opinione pubblica democratica sconfisse la devolution anche senza e contro i partiti della sinistra (tutti).I

Io penso che quell’opinione ancora esista e regga. E sia la maggioranza del paese.

Cioè affermo che la narrazione berlusconiana dell’Italia è falsa.

Ma da allora il disfacimento e l’irrilevanza della sinistra si sono aggravati e approfonditi.

Si devono dunque individuare le forme della battaglia in queste condizioni. Che impongono due compiti che hanno tempi diversi. Uno è l’urgenza di costruire una trincea comune. Di costruirla a prescindere dalle diversità strategiche, tattiche e personali. Individuando nemici e amici.

Chi cede sul terreno delle cosiddette “riforme condivise” deve essere considerato l’avversario. Non per niente Berlusconi e Calderoli hanno applaudito Napolitano alla Scala.

Il PD si appresta a negoziare. Non tutto. Quelli che non negoziano sono amici. Gli altri stanno col nemico. Una parte dell’opinione pubblica democratica sta a guardare e non capisce. Bisogna aiutarla a capire.

Ciascuno faccia la sua parte, ma noi siamo fuori dal parlamento e possiamo solo muovere quelle parti dell’opinione pubblica che riusciamo a toccare.

Torno a chiedere, a tutte le componenti dell’intellettualità, del sindacato, del giornalismo e dello spettacolo, di riunirsi attorno a un tavolo per decidere se dotarsi, da subito, di uno strumento per parlare con l’opinione pubblica democratica e per mobilitarla.

“Rai per una notte” deve diventare un appuntamento per tutti i giorni. Anche fosse per un’ora al giorno.

Questo è l’unico passo politico realizzabile, possibile. Forse perfino decisivo. Non affrontarlo significa assumersi una responsabilità decisiva per le sorti dello scontro. Chiedo alla Federazione Nazionale della Stampa di chiamare a questa raccolta.

Altre convergenze non sono praticabili in questa fase. Ed è inutile, a mio avviso, proporre cartelli di vecchi partiti, fuori e dentro il parlamento. Non si formeranno e perderemo tempo.

La seconda cosa che occorre fare è renderci conto che la nostra irrilevanza complessiva deriva dalla incomprensione della crisi generale del mondo e dalla impossibilità di rimettere in moto lo sviluppo.

E’ un tempo più lungo, ma sarà tanto più lungo quanto più tardi cominceremo. Riguarda i contenuti di una alternativa di sistema. Alleanze politiche non saranno costruibili senza trovare dei contenuti comuni.

I contenuti comuni si trovano se si organizza una ricerca comune e non si definisce un preciso ordine del giorno per avviarla.

Ci sono due giornali indipendenti che coprono due aree decisive e attive dell’opinione pubblica democratica e possono, senza suscitare sospetti, farsi promotori di una raccolta di forze capaci di affrontare il primo e il secondo compito: sono «il manifesto» e «Il Fatto».

Propongo che se ne facciano carico.

Giulietto Chiesa
Fonte: www.megachipdue.info/
Link: http://www.megachipdue.info/component/content/article/42-in-evidenza/3598-il-collasso-prossimo-venturo-dellunita-ditalia-e-della-democrazia-italiana.html
27.04.2010

CRISI FINANZIARIA: SALVARE L’EUROPA, ISTRUZIONI PER L’USO

April 28th, 2010

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CRISI FINANZIARIA: SALVARE L’EUROPA, ISTRUZIONI PER L’USO
Postato il Martedì, 27 aprile @ 17:10:00 CDT di davide
Europa DI GILLES BONAFI
gillesbonafi.skyrock.com

La crisi greca suscita speranza e inquietudine. Speranza per coloro che sognano di vedere implodere l’Europa, inquietudine per chi, questa fine, non può concepirla. Tuttavia, non bisogna perdere di vista il fatto che l’Europa è un anello essenziale del Nuovo Ordine Mondiale che ha così tanto bisogno di energia che è “impensabile” che questa possa sparire; Del resto, sono già pronte delle soluzioni elaborate da tempo. Come al solito le riforme saranno di ordine tecnocratico mettendo in atto strutture che sfuggono al controllo delle nazioni e dunque dei cittadini.

L’euro, una moneta fragile

Una volta individuato, il problema necessita di alcuni richiami.

Prima di tutto, non bisogna perdere di vista che il trattato di Maastricht ha diviso l’Europa in due: da un lato l’Unione Europea, dall’altra la zona euro. Ora, la zona euro è estremamente fragile per il fatto che i paesi che la compongono hanno economie differenti. Per esempio, la Germania non è certo allo stesso livello della Grecia, e tuttavia, questi due paesi hanno una moneta comune.

Questo non è trascurabile! In effetti, siamo in molti a spiegare che l’euro, nello stato attuale delle cose non potrebbe sopravvivere a una crisi peggiore.

L’economista Jeans-Calde Werrebrouck, del resto, aveva dato un’ eccellente sintesi della situazione il 3 febbraio 2009:

“La soluzione sarebbe, in Europa, di arginare la grave divergenza, in continua crescita, dei tassi d’interesse sul debito sovrano, condividendo i rischi. Questo aggiramento presuppone la creazione di una agenzia comune di emissione, facendo sparire gli “spreads”. Tutto questo, però, necessita di strategie di cooperazione interstatali che portino a regole rigide per gli Stati minacciati dal fallimento ”

Infatti, le differenze tra i tassi d’interesse sul debito (spread) in ragione delle divergenze economiche sono inconcepibili nell’ambito di una moneta comune. Questo si può comparare ad una barca sulla quale nessuno dei rematori rema alla stessa velocità’ e per giunta senza timone.

Per evitare questo problema e salvare l’euro, bisogna mettere in atto una struttura interstatale, un tesoro europeo.

Del resto, nel febbraio 2009, anch’io avevo sollevato lo stesso problema soprattutto spiegando che questo dibattito non era nuovo, nel mio articolo Crisi sistemica: le soluzioni (n 1: l’euro),oggi più che mai attuale e nel quale scrivevo: “ A dire il vero, questa idea non è nuova ( quella del tesoro europeo), la si può far risalire a Erik Robert Lindahl che parlava già un tesoro europeo nel 1930 e, nel 1989 Carlo Ciampi, (banchiere e decimo presidente della Repubblica Italiana) aveva fatto una proposta che avrebbe dovuto dare il monopolio dell’emissione dell’euro alla BCE ( proposta Ciampi).

Il rapporto Lamfalussy (2004) era stato più preciso e dimostrava la necessita’ di un soggetto regolatore unico. Un recente articolo di Bruegel (Think tank che opera per lo sviluppo economico dell’Europa) parla anche della creazione di un regolatore finanziario unico in Europa.

Ora, l’urgenza della situazione ci obbliga a creare una “struttura di difesa” che ci permetta di riacquisire i crediti dubbiose, cosa al momento impossibile visto che non possediamo un tesoro europeo. Questo è confermato da Anton Brender, capo economista della banca Dexia: “ c’è bisogno di qualcuno che acquisti i debiti, ora, anche su scala zona euro, non esiste un Tesoro comune. Ecco tutta l’ambiguità dell’Unione monetaria europea. E’ dotata della stessa moneta ma la Banca Centrale Europea non dispone di nessuna autorità’ in materia cautelativa rispetto alle banche” (Le Figaro.fr del 24.0908).

Più di recente, l’economista Michel Aglietta ha dimostrato che “il sistema dell’euro era fragile poichè non poteva (contrariamente alla FED) posizionarsi come prestatore centrale, in ultima istanza, dal momento che la BCE non emetteva l’euro e possedeva pochi fondi propri.

Ora, oggi le cose si stanno delineando ed ecco nel dettaglio come questo tesoro europeo, di chi CERS sarà’ la tappa chiave, verrà creato.

Il CERS, verso un tesoro europeo

Il Centre for European Policy Studies (CEPS), è un think tank europeo, il cui direttore è Daniel Gros, un economista tedesco. Del resto, è lui che, l’8 febbraio, con Thomas Mayer ,capo economista della Deutsche Bank ha lanciato l’idea di un Fondo Monetario Europeo, un tesoro europeo.

A grandi linee, spiegano che di fronte all’esplosione del debito pubblico (avvalendosi dell’esempio greco) c’è bisogno, in ultima istanza, di un organismo di prestito. Per chi volesse approfondire la questione vi invito a leggere l’articolo pubblicato, sul sito del The Economist Disciplinary measures.

Tuttavia, è interessante notare che questi due economisti propongono strutture soprannazionali con un consiglio di amministrazione rappresentativo dei paesi della zona euro.

Del resto, la creazione di un FME, non è ancora all’ordine del giorno e tutto questo maschera la vera soluzione in corso. Si tratta del Consiglio europeo per i rischi sistemici , CERS ( rapporto di Sylvie Goulard) il cui punto di forza sarà il Sistema europeo delle banche centrali, SEBC, che comprende le 27 banche centrali nazionali dell’Unione europea e che avrà l’incarico di controllare e sorvegliare ogni paese europeo.

Certamente il CERS dipenderà’ interamente dalla BCE. Ecco la “ breve storia del CERS che debutterà “nel corso del 2010”.

“ La creazione della sorveglianza macro cautelativa, a livello europeo e l’istituzione del CERS sono previsti nell’ambito di un progetto di regolamento basato sull’articolo 95 del trattato CE, che esige la codecisione del Consiglio e del Parlamento europeo. Il regolamento è completato da un progetto di decisione del Consiglio che conferirà alla BCE il compito di assicurare il segretariato del CERS. Prima di avanzare proposte legislative, la commissione ha ampiamente consultato tutte le parti interessate, sia dopo la pubblicazione del rapporto del gruppo De Larosiere che dopo la Comunicazione del maggio 2009, che ha descritto la nuova architettura di sorveglianza nelle sue linee generali. Il Consiglio Europeo, di giugno, ha appoggiato le proposizioni contenute nella Comunicazione e ha accolto favorevolmente l’intenzione della Commissione di adottare dei testi legislativi all’inizio dell’autunno, per una rapida approvazione. L’obiettivo e’ che il nuovo quadro sia messo in atto nel corso del 2010. Il Consiglio europeo ha annunciato che analizzerà’ il soggetto in ottobre”.

Ecco qualche precisazione sul funzionamento del CERS che dovrebbe particolarmente illuminarvi:

⁃ la maggior parte delle decisioni non saranno rese pubbliche poiché “ le questioni potenzialmente abbordate negli avvertimenti e nelle raccomandazioni saranno estremamente sensibili e bisogna stare attenti agli effetti nocivi che potrebbe provocare la pubblicazione come, per esempio, il pericolo di una precipitazione o una reazione esagerata dei mercati finanziari”.

⁃ ⁃ Il CERS coopererà strettamente con il nuovo FSB, il comitato di stabilità finanziaria USA che organizzera’ anch’esso un organismo di controllo del rischio sistemico dipendente dalla riserva federale americana.

⁃ Le autorità nazionali non avranno diritto di voto perché non saranno responsabili che della sorveglianza microcautelativa. (1)

Del resto, lunedì 15 febbraio, la BCE ha creato la direzione generale della Stabilità finanziaria incaricata di identificare e valutare “i rischi sistemici in seno alla zona euro e al sistema finanziario dell’UE”.

Un nuovo organismo sarà ben presto quello del Sistema europeo di sorveglianza finanziaria SESF incaricato di sorvegliare banche, mercati finanziari,assicurazioni e pensioni.

José” Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea ci da il senso di tutto questo: “i mercati finanziari sono non solamente nazionali ma europei e mondiali. La loro supervisione deve esserlo altrettanto. Il nuovo sistema che proponiamo oggi, forte dell’appoggio politico degli stati membri seguito al rapporto di Larosiere, è destinato a proteggere i contribuenti europei dal ripetersi dei giorni bui dell’autunno 2008 quando i governi sono stati obbligati a versare miliardi di euro alle banche. Questo sistema potrà’ anche ispirare un sistema mondiale. Questa la posizione che sosterremo al G20 di Pittsburgh”

Gilles Bonafi, professore e analista economico
Fonte: http://gillesbonafi.skyrock.com
Link: http://gillesbonafi.skyrock.com/2838834976-Sauver-l-Europe-mode-d-emploi.html
14.04.2010

Note

(1) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/09/405
(2) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/09/1347

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICOL BARBA

Il Fantasma di Eyjafjallajökull Che fine ha fatto la nube vulcanica?

April 27th, 2010

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Il Fantasma di Eyjafjallajökull
Che fine ha fatto la nube vulcanica?
www.disinformazione.it

Da qualche settimana assistiamo in TV alle spettacolari ed inquietanti immagini del vulcano islandese, che erutta ancor oggi liberando fin oltre la tropopausa (1) una grossa e minacciosa nube.
Minacciosa, certo. Per la salute degli islandesi e per i motori degli aerei di linea.
Così, pochi giorni dopo l’inizio dell’esplosione, la Gran Bretagna pensava bene di chiudere il suo spazio aereo inficiato dall’oscura nube.

Eurocontrol, l’ente europeo responsabile del flusso di traffico aereo, emetteva un’informativa SIGMET con tanto di cartografia ove specificava le tre categorie di zone a rischio: no fly (voli proibiti), conditional (voli ammessi a discrezione del comandante), no restriction (voli permessi).
E allora uno dopo l’altro ogni paese europeo, Italia inclusa, chiudeva il suo spazio aereo a garanzia della sicurezza.

E allora? Tutto corretto, no?
Andando un pò, soltanto un pò a fondo nella questione ci si accorge che qualcosa, come sempre, non torna.
La polvere vulcanica fonde intorno alle temperature di 1100 gradi centigradi e si attacca alle pareti interne della camera di combustione e sul cono di espulsione dei motori, incrementandone oltre i limiti le temperature.
Inoltre corrode e danneggia le pale di compressori e turbine, provocando finanche lo stallo del motore, ma anche le superfici di ali e coda, riducendo la quantità di portanza sviluppata. I finestrini poi si opacizzano, impedendo la visione all’atterraggio, ed i freni diventano meno efficienti.
Drammatico direi!

Ma ci riferiamo ad una nube che, appena fuoriuscita dall’esplosione, contiene particelle nell’ordine di millimetri cubici, cioè di entità tale da provocare quanto sopra. Queste particelle poi, nella misura in cui le correnti ascensionali non sono più sufficienti a mantenerle in sospensione, ricadono al suolo. Le altre, via via più piccole fin sotto il micron, restano sospese e potrebbero essere trasportate dalle correnti a getto (venti d’alta quota) anche per centinaia di chilometri.

Bene: secondo le carte pubblicate da Eurocontrol, le zone a rischio si estenderebbero dall’Islanda fino alla Russia ma anche dall’Islanda fino all’America Centrale!
Capito bene?
In altre parole, le correnti a getto, correnti che spirano da Ovest, avrebbero trasportato le nanoparticelle implicate verso Est fino a svariate migliaia di chilometri MA in qualche modo le stesse sarebbero anche state sospinte controcorrente fino al Portorico!
Questa “curiosa” teoria non è mai stata verificata né avallata da analisi scientifiche dell’aria, effettuate da alcuno degli stati che avevano chiuso il proprio spazio aereo, e neppure da alcun avvistamento da parte di piloti. Puramente una teoria che, per qualche ragione, è apparsa a tutti ragionevole.

Ma perché soltanto oggi appare tale?
Perché per decine d’anni si è volato sull’aeroporto di Catania, con l’Etna attivo e la quotidiana nube traversale alle rotte di volo, soltanto evitandola “a vista” e soltanto di qualche decina di chilometri? Il pilota sa bene che già a tale distanza, ove non è più visibile, la nube si è talmente rarefatta da non rappresentare più un pericolo “tecnico” per l’aeromobile.
Semmai le nanoparticelle invisibili potrebbero porre un problema “medico”, per la salute di chi all’interno dell’aereo le respira, essendo queste in grado di permeare la membrana cellulare e addirittura interferire col DNA: proprio come quelle emesse dai NON pericolosi inceneritori, no scusate, termovalorizzatori.

Ma questo vale anche e soprattutto di chi, nei pressi del vulcano, ci trascorre l’intera sua vita.
Ed ecco che, qualche giorno fa, la BBC intervista un responsabile di Eurocontrol, il quale con assoluta serenità afferma che effettivamente “il computer” avrebbe fornito dei dati errati, delle proiezioni eccessive sulle aree a rischio.
E così oggi la nube è divenuta un fantasma. Prima c’era, ora non c’è più, domani magari ci sarà ancora.
Nessun media più se ne interessa.

E come la SARS , l’aviaria, la suina, l’antrace, le armi di distruzione di massa irachene, l’incrociatore americano mai affondato dai vietcong, il Lusitania attaccato dai tedeschi, Pearl Harbor dai Giapponesi, le Torri Gemelle da chissà chi e via dicendo, anche la nube fantasma passerà in cavalleria, in attesa di essere riesumata e scenograficamente rivestita per la sua prossima missione: la creazione di un problema per la cui reazione popolare indotta già qualcuno avrà sùbito in mano la perfetta soluzione.

Ma cosa è avvenuto nel frattempo?
In una settimana di cancellazioni a tappeto e MILIONI di passeggeri e merci a terra, il mercato globale si è arrestato ed è già a rischio di tracollo: per i pezzi di ricambio non consegnati, l’industria automobilistica BMW è a rischio fallimento, così come lo sono migliaia di altre industrie, oltreché compagnie aeree, Alitalia-CAE in primis.

Cui prodest: a chi giova tutto ciò? Ci sono ancora dubbi?
Ai soliti noti, le eminenze grigie che controllano stati come la Gran Bretagna e quindi il mondo intero, attraverso le loro reti finanziario-politico-militar-sanitario-universitario-massoniche, che avranno a disposizione nuove migliaia di imprese insolventi da acquisire per una pipa di tabacco, nonché milioni di nuovi poveri da inserire nel novero dei loro schiavi, distratti dai propri problemi quotidiani di sopravvivenza.

Che sia stata un’operazione finanziaria, un’esercitazione militare di portata sovranazionale o una manovra occulta d’altro tipo, è di certo qualcosa che comunque noi popolo non avevamo chiesto, votato o approvato, e di cui senza dubbio abbiamo assistito inermi all’ennesima manipolazione mediatica, nonostante ci sforziamo di sedare l’intima voce dell’intuizione in noi che ci pungola alla diffidenza.
Chi può, comprenda. Chi ancora riesce ad avere il tempo e la salute per farlo, discerna ciò che gli viene offerto in pasto dall’establishment mediatico e politico.
Se si vuol essere pecore, disinteressandosene, oppure struzzi, tenendo la testa sotto la sabbia e le chiappe esposte perché si è compreso ma non si ha il coraggio di alzare la testa, si prenda coscienza che presto la testa non la si potrà più alzare, poiché se si accetteranno determinate restrizioni prossime venture non si avrà più la possibilità di replica, di dissenso come ancora esiste oggi.

Quel giorno, a causa di tutte le nostre paure avremo ceduto la nostra autonomia, di azione ma anche di pensiero e sentimento: libertà sarà per noi essere finalmente controllati, perciò al sicuro!
E senza neppure rendersene conto si avrà già il collare addosso, un chip a radiofrequenze sotto pelle come già oggi hanno cani e qualche star hollywoodiana, collegato al Golem, il messia elettronico, senza il cui marchio “non si potrà nè vendere nè comprare” (l’Apocalisse).

Ed il bello è che saremo stati noi, proprio noi, spaventati, lobotomizzati e malati, ad averlo chiesto!

(1) Tropopausa: è lo strato di atmosfera che separa la troposfera dalla stratosfera, in cui avvengono i fenomeni meteorologici. Si trova ad una quota media di circa 12 km e il suo spessore è variabile.

QUAL È IL LEGAME TRA LA CRISI BANCARIA E IL VULCANO ?

April 26th, 2010

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QUAL È IL LEGAME TRA LA CRISI BANCARIA E IL VULCANO ?
Postato il Domenica, 25 aprile @ 17:10:00 CDT di davide
Ecologia DI GEORGE MONBIOT
guardian.co.uk

Facciamo affidamento, a livello globale, su sistemi ultra-complessi e sovraccaricati. Dobbiamo agire ora, oppure aspettare una brusca manovra correttiva da parte della natura.

L’uomo propone; la natura dispone. Raramente siamo più vulnerabili di quando ci sentiamo isolati. Il miracolo dei voli moderni ci ha protetto dalla gravità, dall’atmosfera, dalla cultura e dalla geografia. Ha fatto in modo che qualunque luogo sembrasse facilmente raggiungibile, intercambiabile. La natura si intromette, e noi affrontiamo – per molti di noi in maniera tragica – il significato di migliaia di kilometri di distanza. Ci rendiamo conto di non essere riusciti a sfuggire al mondo fisico, dopo tutto.

Le società complesse e interconnesse sono più resistenti di quelle semplici – ma con un limite. Durante le siccità registrate negli anni ’90 nell’Africa dell’est, ho visto in anteprima quello che gli antropologi e gli economisti avevano previsto da molto tempo: coloro che avevano il minor numero di partner commerciali furono colpiti più duramente. La connettività aveva fornito una sicurezza: maggiore era l’area geografica coperta, minore è stato l’impatto di una carestia locale.
Ma oltre un certo livello, la connettività diventa un pericolo. Più sono lunghe e complesse le linee di comunicazione e più diventiamo dipendenti dalla produzione e dagli affari che si fanno altrove, e quindi aumenta il potenziale di crisi. Questa è una delle lezioni che abbiamo imparato dalla crisi bancaria. Titolari di mutuo impoveriti negli Stati Uniti – il battito d’ali di farfalla oltre l’oceano Atlantico – ha fatto quasi fallire l’economia globale. Se il vulcano Eyjafjallajökull – certamente non un mostro – continua ad avere i conati di vomito potrebbe produrre, in questi tempi così fragili, più o meno gli stessi effetti.

Abbiamo molte altre vulnerabilità simili. La più catastrofica sarebbe un’inaspettata espulsione di massa coronale – una tempesta solare – che comporterebbe un’ondata di corrente continua lungo la nostra rete di corrente elettrica, distruggendo i trasformatori. Tale fenomeno potrebbe verificarsi in pochi secondi; il danno e il crollo finanziario avrebbero bisogno di anni per la ripresa, sempre che una ripresa fosse possibile. Diventeremmo rapidamente consapevoli della nostra dipendenza dall’elettricità: una risorsa di cui, come capita con l’ossigeno, ci accorgiamo solo quando viene a mancare.

Come viene fatto notare dal New Scientist, un evento del genere distruggerebbe gran parte dei sistemi che ci mantengono in vita. Neutralizzerebbe le reti di irrigazione e le centrali di pompaggio. Paralizzerebbe l’estrazione e la distribuzione del petrolio, cosa che farebbe immediatamente crollare le scorte di cibo. Colpirebbe gli ospedali, i sistemi finanziari e quasi tutti i tipi di imprese – anche i laboratori di candele artigianali e lampade ad olio. I generatori d’emergenza funzionerebbero soltanto fino a che non dovessero esaurire il carburante. I trasformatori distrutti non potrebbero essere riparati; li si dovrebbe sostituire. Nell’ultimo anno ho mandato numerose richieste di informazioni alle autorità che trasmettono e distribuiscono l’elettricità, chiedendo loro quali piani di emergenza avessero programmato, e se avessero fatto scorte di trasformatori per rimpiazzare quelli distrutti da una tempesta solare. Non ho ancora concluso le mie ricerche, ma i primi risultati suggeriscono che nulla di tutto questo sia stato fatto.

C’è un analoga mancanza di pianificazione in caso di calo improvviso delle scorte mondiali di petrolio. Gli scambi di informazione che ho avuto con il governo britannico rivelano che non sono stati programmati piani d’emergenza, sulla base della convinzione che tali eventi non possano accadere. Rimane ad ogni modo la questione dei barbuti mangiatori di lenticchie, come ad esempio il comando delle forze militari statunitensi. Il suo ultimo rapporto sui possibili conflitti futuri afferma che “una grave carenza energetica è inevitabile senza un massiccio aumento della produzione e di capacità di raffinazione”.

Suggerisce inoltre che “con il 2012, la capacità di produrre petrolio di scorta potrebbe scomparire del tutto, e non più tardi del 2015 il crollo della produttività potrebbe arrivare a 10mila barili al giorno”. Una carenza di produzione e raffinazione non è paragonabile al naturale andamento della produzione del petrolio ["peak oil" nel testo originale, sta per "picco del petrolio", ovvero la teoria che modella l'andamento della produzione di petrolio e che prevede una netta diminuzione nei prossimi anni, ndt], ma il rapporto ammonisce riguardo al fatto che una necessità cronica incombe alle spalle della crisi imminente: anche considerando “lo scenario più ottimistico (…) la produzione di petrolio sarà messa alle strette dall’entità della domanda attesa”. Una carenza di petrolio a livello globale smaschererebbe le deboleze dei nostri complessi sistemi economici. Come ha mostrato l’antropologo Joseph Tainter, la dipendenza dal massiccio uso di energia è uno dei fattori che rende le società complesse vulnerabili al collasso.

Il suo lavoro ha permesso di ribaltare la vecchia assunzione che individuava nella complessità sociale la risposta all’eccedenza energetica. Lui, invece, ha proposto che fosse proprio la complessità ad aver portato ad una massiccia produzione di energia. Se da un lato la complessità risolve molto problemi – come il doversi affidare ad una scorta di cibo esclusivamente locale e quindi fragile – dall’altro è soggetta ad un rendimento calante. In casi estremi, il costo di mantenimento di tali sistemi causa il loro stesso collasso.

Tainter fa l’esempio dell’impero romano d’occidente. Nel terzo e quarto secolo A.C. gli imperatori Diocleziano e Costantino hanno tentato di ricostruire i loro territori degradati: “La strategia del tardo impero romano era di rispondere ad una sfida pressoché inevitabile nel terzo secolo, ovvero quella di aumentare le dimensioni, la complessità, il potere e la ricchezza (…) del governo e del suo esercito. (…) Il rapporto benefici/costi del governo imperiale calò. Alla fine l’impero romano d’occidente non poté più gestire il problema della sua stessa esistenza”. L’impero fu mandato in rovina dal sistema di tasse imposto alla forza lavoro da Diocleziano e Costantino per sostenere il loro monumentale sistema. Le invasioni e il collasso furono l’inevitabile risultato delle loro scelte.

L’autore contrappone questa soluzione alle strategie adottate dall’impero bizantino dal settimo secolo in poi. Indebolito dalla peste e dalle invasioni, il governo rispose con un programma di semplificazione sistematica. Anziché mantenere e sostenere economicamente il proprio esercito, garantì ai soldati l’assegnazione di terra in cambio di un servizio militare tramandato per via ereditaria: da quel momento in poi avrebbero dovuto provvedere al proprio mantenimento. Questa soluzione ridusse le dimensioni e la complessità dell’amministrazione e lasciò che le persone badassero a loro stesse. L’impero sopravvisse e si espanse.

Un processo simile sta avendo luogo oggi nel Regno Unito: il governo sta rispondendo alla crisi con manovre di semplificazione. Ma mentre il settore pubblico viene gradualmente ridotto, sia il governo che le imprese pubbliche tentano di aumentare le dimensioni e la complessità del resto dell’economia. Se la crisi finanziaria fosse l’unico problema che ci troviamo ad affrontare, questa potrebbe essere una strategia sensata. Ma i costi energetici, l’impatto ambientale e la vulnerabilità nei confronti dello sgretolamento della nostra società super specializzata hanno senza dubbio raggiunto un punto tale da superare in peso i benefici derivanti da un aumento di complessità.

Per la terza volta in due anni ci siamo resi conto che i voli aerei sono uno dei collegamenti più fragili del nostro sistema. Nel 2008 l’aumento del costo del carburante portò al fallimento svariate compagnie aeree. La recessione aggravò il danno; un evento come quello del vulcano potrebbe provocarne altri. Affamata d’energia, dipendente dalle condizioni metereologiche, facilmente danneggiabile, una grande compagnia aerea è uno dei settori più pesanti da sostenere per qualunque società, specialmente una che inizia ad affrontare una serie di crisi. Maggiore diventa la nostra dipendenza dai voli, più avremo possibilità di indebolirci.

Negli ultimi giorni le persone che vivevano lungo le traiettorie aeree hanno visto un’anticipazione del futuro, e gli è piaciuto. La situazione delle scorte mondiali di petrolio, i costi sociali ed ambientali dell’industria e la sua estrema vulnerabilità comportano che la quantità attuale di voli – stando alle stime di crescita anticipate dal governo – non possono essere sostenute per tempi indefiniti. Abbiamo una scelta. Possiamo cominciare a chiudere l’industria ora, mentre siamo ancora in tempo, e trovare altre soluzioni. Oppure possiamo sederci e aspettare che la natura semplifichi il sistema con mezzi ben più brutali.

George Monbiot
Fonte: www.guardian.co.uk
Link: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2010/apr/19/act-wait-nature-simplify-system-brutally
19.04.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELISA NICHELL

Una verita sul incidente polacco

April 26th, 2010

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: L’IMPORTANZA POLITICA DI GANDHI

April 25th, 2010

SEGRETI DELLA MONETA – ECONOMIA SOLIDALE

April 25th, 2010

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SEGRETI DELLA MONETA – ECONOMIA SOLIDALE

Articolo pubblicato sul Numero12/2009, pagina 7
de “Il Faro del Fenera” Autore:
diinabandhu - 30 Ottobre 2009


Dall’economia del Denaro all’economia del Donare
Dall’€uro allo ŠCEC…

Ben ritrovato, caro amico lettore. In questo numero riprendo l’argomento economia solidale già accennato nel corso di alcuni dei nostri precedenti incontri, lo faccio per proseguire nella conoscenza dello “ŠCEC” e del “Progetto Arcipelago” (www.arcipelagoscec.net), che stimo in quanto integri strumenti di rinnovamento economico, assolutamente appropriati per avviare un orientamento più giusto, più equo e più solidale. Ho avuto modo di accompagnarti nei primi meandri dei segreti del denaro per offrirti le basi di un’autentica comprensione dell’economia imperante attraverso la conoscenza dei malvagi meccanismi monetari, sottostanti e sovrastanti.
Soltanto conoscendo davvero le basi dell’economia potremo trasformare la crisi in una vera opportunità di rinnovamento, in una concreta possibilità di rigenerazione della società, attualmente dominata e depredata, realizzando un nuovo sistema che sia funzionale all’equa distribuzione della ricchezza tra gli stessi soggetti che onestamente la producono con il proprio lavoro quotidiano. Mi trovo in piena sintonia interiore con lo spirito che anima il Progetto ed ho avuto, più volte, modo di scambiare impressioni, riflessioni, idee, sensazioni, speranze, con il suo presidente nazionale, Pierluigi Paoletti, che considero persona leale, onesta, integra e competente. Paoletti gestisce il sito web “centrofondi.it” e periodicamente scrive dei “report”, distribuiti con newsletter, che rimangono disponibili a tutti gratuitamente sul suo sito. Questi documenti sono davvero di alta qualità e parlano non solo alla mente ma anche al cuore e all’anima, e sarei tentato di trascriverli tutti in questa rubrica, anche perché Pierluigi mi ha autorizzato ad utilizzarli a mio piacimento. Per intanto, nondimeno, desidero riportare integralmente il report del 15 marzo 2009 il quale, a mio avviso, trasmette benissimo lo spirito che anima il Progetto Arcipelago Å CEC. Il titolo stesso dell’elaborato è impregnato della fragranza dei contenuti: “Dall’economia del Denaro all’economia del Donare – Dall’€uro allo Å CEC…”. Caro amico lettore, è davvero una gioia trascrivere per te il documento.

«Guardate come cambia il significato di una parola invertendo solamente il posto a due vocali, la E e la O della parola DENARO. Cambia tutto, cambia il mondo. Da un’economia che sul DENARO ha fondato da millenni il suo potere, caricandolo di significati di sopraffazione, egoismo, avidità, schiavitù, si può passare, solo attraverso questo semplice spostamento, nell’economia del DONARE dove ciascuno fa un piccolo passo indietro e mette l’IO dietro al NOI. Dove un piccolo dono rende florida e abbondante una comunità. Ci piace parlare di comunità e non di economia perché la comunità è l’insieme delle persone e non è spersonalizzante e fredda come i termini economia, mercato ecc. Sul DENARO si è fondato l’impero del vitello d’oro che così tanto fece arrabbiare il buon Mosè quando scese dal Sinai. Intendiamoci, il denaro in sé non è una cosa cattiva, è un semplice strumento come tanti altri ma, aggiungendoci il debito alla sua immissione nella comunità, diventa facilmente un enorme strumento di potere per il creditore e quindi di sopraffazione, di distruzione, uno strumento che dispensa carenza e povertà, e che trasforma le persone rendendole violente e aggressive rubandogli l’anima, e questo fu sicuramente il motivo che fece arrabbiare così tanto sia Mosè che Gesù, che nel tempio se la prese con i cambiavalute, o che fece proibire il prestito con interesse nel Corano. Chi, come noi, analizza il mondo economico e monetario lo sa bene, questa è l’economia che trasforma l’essere umano, di solito docile e sociale, in un essere avido, pauroso, triste, che vede il futuro e la vita come una sofferenza continua e tutto questo, solo aggiungendo un piccolissimo tasso di interesse al meccanismo di creazione monetaria. Fare il passaggio dall’economia della distruzione (Denaro creato con tasso interesse) all’economia del Donare è fare un “salto quantico” che richiede un’adeguata grammatica logica.

Se il Denaro basato sull’indebitamento ti domanda sempre il perché fai una cosa, e quanto ci guadagni, al contrario lo scambio basato sul Donare è un atto di rinuncia, incomprensibile nel mondo del Denaro, che non chiede il perché e quale sarà il ritorno di questa azione, ma vede le cose con un’ottica più ampia e sa che dal suo piccolo atto di rinuncia tutta la comunità sociale ed economica potrà trarne giovamento. Attraverso questo passaggio logico si arriva a capire la filosofia che sta alla base del progetto di ArcipelagoŠCEC (www.arcipelagoscec.org) . La Šolidarietà ChE Cammina è una rinuncia (Donare) fatta dal partecipante al circuito che offre un bene od un servizio ad una percentuale del prezzo in euro (Denaro). Lo ŠCEC non è altro quindi che il simbolo e la rappresentazione grafica di questo atto, una sorta di attestato che permette a chi lo fa circolare di far vedere che partecipa attivamente all’economia del Donare. Lo ŠCEC quindi non rappresenta che un metro della Šolidarietà ChE Circola in una comunità che ha scelto di rinunciare ad una percentuale del prezzo pagato con il Denaro.

Ha quindi valore lo ŠCEC? Per noi ha un valore immenso, ma non nel senso che gli attribuiamo nell’economia del Denaro. Di per sé non è altro che un pezzo di carta colorato che testimonia lo scambio di atti di liberalità che i partecipanti ad un circuito, locale, regionale, nazionale o perché no, anche internazionale, si sono promessi di fare reciprocamente. Non ha valore, non è convertibile in denaro, chi ha ricevuto ŠCEC ha solo la promessa non la garanzia che potrà ricevere dal circuito questo Dono ed a lui starà il cercare e trovare chi potrà scambiarsi la Šolidarietà, e questo si concretizza e si rinnova ad ogni nuova rinuncia. Lo ŠCEC trascende anche il concetto stesso di moneta intesa nel senso dell’economia del Denaro non portandosi dietro il concetto di valore. Maggiore è la quantità di ŠCEC in circolazione e maggiore è la fiducia e la ricchezza che passa di mano in una comunità. Se vogliamo, l’azione dell’economia del Donare condiziona anche quella del Denaro.

Come? Facendo rimanere e circolare il Denaro all’interno della comunità che adotta anche il Donare. Secondo noi la Šolidarietà si può anche Contare perché è un’entità numeraria che, al contrario dell’economia del Denaro, non perde valore, non si svaluta, non si inflaziona. Per questo infatti abbiamo creato il ContoŠCEC che non è altro che una contabilità della Šolidarietà ChE Circola tra gli aderenti, quanta è disponibile e quanta ognuno ne ha. Una sorta di pallottoliere virtuale che aiuta a far lavorare insieme le due economie, quella del Denaro e quella del Donare, nell’attesa che dal Denaro venga tolto quel virus, quella malattia distruttiva che si chiama indebitamento e che possa tornare quindi ad essere solo uno strumento neutro di misura del valore. In quel momento la funzione di misurare anche la Šolidarietà svanirà perché non ci saranno più gli atteggiamenti tipici dell’economia del Denaro collegato all’indebitamento (avidità, paura, egoismo, sopraffazione ecc.). ArcipelagoŠCEC, distribuendo alle persone, famiglie, pensionati, gli ŠCEC è come se anticipasse la Šolidarietà che si materializzerà ogni qualvolta chi offre servizi, vende una
merce, produce un bene, accetterà questi biglietti di carta per una percentuale del prezzo in euro, tenendo fede alla promessa fatta quando è entrato nel circuito della Šolidarietà ChE Cammina.

Sull’aspetto fiscale per noi non ci sono dubbi: si può tassare la Šolidarietà, un Dono, una rinuncia? Ovviamente no. Facciamo circolare la Šolidarietà, associamoci e facciamo associare i nostri amici al circuito di ArcipelagoŠCEC. Facciamo rete fra coloro che hanno una visione del mondo che non si ferma al puro business, scambiamoci reciprocamente un atto d’amore rappresentato dallo ŠCEC. Una piccola azione che cambia il mondo, senza sforzo. That’s all folks». (Pierluigi Paoletti)

Danilo Perolio Diinabandhu – diinabandhu56@gmail.com – www.liberamenteservo.it

Immagini LiberaMenteTratte e rielaborate dal web

A GRECIA AL PATIBOLO, IL BOIA SI CHIAMA TRATTATO DI LISBONA

April 20th, 2010

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LA GRECIA AL PATIBOLO, IL BOIA SI CHIAMA TRATTATO DI LISBONA
Postato il Lunedì, 19 aprile @ 17:10:00 CDT di davide
Europa DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Sarò brevissimo e chiaro. Scrissi tempo fa che i trattati europei, da Maastricht a Lisbona, sono stati pensati per il bene delle elites neoliberali a scapito della libertà e del futuro di milioni di noi. Ho detto: essi sono una minaccia mille volte più orrenda di qualsiasi magagna del berlusconismo, eppure nessuno fra le ‘belle anime’ qui da noi se li fila.

Oggi la Grecia è sotto inquisizione, le stanno spaccando le ossa i torturatori di Brussell, udiamo le grida fin da qua, quel popolo verserà sangue come non si può immaginare, coi tagli feroci a qualsiasi cosa assomigli a un sevizio pubblico, alla propria economia, futuro, speranza, ordinati ai boia europei dal Tribunale Internazionale degli Investitori e degli Speculatori, cioè i padroni del mondo.

La Grecia potrebbe ribellarsi, stracciare i lacci ai polsi e alle gambe, mettere in fuga i torturatori, salvarsi. Come? Creando moneta in quantità sufficiente per pagare tutti gli stipendi, per sanare i debiti di tutte le aziende, rilanciare l’economia alla grande.

Non avete letto male, non sono pazzo, anzi, sono informato piuttosto bene. Tenete presente: la Grecia disprezzata dal mondo è colpevole oggi di avere un deficit di bilancio del 12,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Nel 1946 gli Stati Uniti erano nelle medesime condizioni, anzi molto peggio. Il deficit di bilancio era del 25% del PIL. No, non c’è un errore di battitura, non era il 2,5%, era il ven-ti-cin-que per cento, quello cioè che oggi sarebbe considerato dagli inquisitori di Brussell come la raffigurazione del demonio in persona. Gli USA di Roosevelt e Truman crearono moneta a profusione, lo Stato si indebitò col settore privato fino al paradosso, e questo permise all’economia privata di espandersi magicamente senza doversi indebitare. Fu l’inizio del più lungo e stabile periodo di prosperità economica della Storia moderna, il famoso boom economico che poi salverà anche l’Europa del dopoguerra. Ma c’è un ma…

Gli USA allora, come oggi, erano sovrani, creavano moneta sovrana, e poterono fare quello che fecero. La Grecia potrebbe… ma ha ratificato i trattati europei e oggi, fate attenzione, la Grecia, come Italia, Francia ecc., non è più uno Stato sovrano, non può creare la propria moneta. Oggi la Grecia può solo USARE una moneta non sua, l’euro. Quindi essa rimane orribilmente legata al patibolo, e a noi, i prossimi forse di turno sotto tortura, tocca udire i suoi gemiti impotenti.
Quando vi raccontano che i problemi capitali degli Stati, di noi persone che li abitiamo, sono le magagnucce dei poteri locali, ricordate queste righe.

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=179

OMS NOMINA UN COMITATO PER L’INSABBIAMENTO DEL CASO H1N1

April 20th, 2010

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‘OMS NOMINA UN COMITATO PER L’INSABBIAMENTO DEL CASO H1N1
Postato il Lunedì, 19 aprile @ 17:35:00 CDT di marcoc
Medicina DI JAMES CORBETT
globalresearch.ca

La notizia che L’OMS sia alla nomina di una commissione ‘indipendente’ per indagare sulla propria condotta sul panico da pandemia H1N1 nel 2009 è stata sminuita dal fatto che uno dei membri della commissione, John Mackenzie, sia stato in realtà uno dei membri che ha sollecitato l’OMS a dichiarare la pandemia stessa. Inoltre Mackenzie ha legami con i produttori di vaccini, cosa che lo renderebbe indagabile per le stesse accuse che la commissione sta cercando di accertare, e cioè che l’OMS abbia fatto affidamento su consulenti con seri interessi a dichiarare il ceppo H1N1 Pandemia nonostante i fatti.

Gli eventi continuano a portarci a pensare che l’OMS abbia dichiarato pandemico un ceppo virale relativamente leggero (H1N1) in modo che venissero stipulati contratti per miliardi di dollari aventi come beneficiari i consulenti dell’OMS legati alle grandi case farmaceutiche. Messa alle corde dalla crescente opposizione e perdita di credibilità per via di conflitti di interesse di consulenti chiave dell’Oms, la direttrice dell’organizzazione Margaret Chan ha indetto per lunedì una “franca, critica, trasparente, credibile e indipendente analisi sull’operato” seguita da una riunione a porte chiuse con i cosiddetti esperti indipendenti. Ai fotografi è stato vietato entrare, ai giornalisti è invece stato permesso un accesso sporadico.

La speranza in una seria investigazione indipendente si è infranta con la scoperta che uno dei membri del comitato investigativo è il Professor John Mackenzie (Curtin University, Australia), che a sua volta era proprio una delle persone che aveva consigliato all’OMS di dichiarare il ceppo H1N1 pandemico. Mackenzie è comparso su Der Spiegel all’inizio dell’anno con una valutazione sul proprio operato: “Credo che abbiamo fatto il giusto”.

Indizi su probabili scoperte del comitato di investigazione di Ginevra possono essere tratti dalle dichiarazioni che Mckenzie ha dato ai giornali tedeschi:

“Il sistema dei livelli di pandemia necessita una revisione”

“Dobbiamo migliorare la fase 6 in modo che la gravità dell’infezione sia presa in considerazione”

Analisti prevedono che il comitato trovi l’OMS vittima di una cortina di fumo e di una definizione sbagliata del concetto di pandemia, cosa che li porterà a sostenere che nessun individuo è responsabile per i miliardi di dollari spesi in tutto il mondo in vaccini di cui ora i governi cercano di sbarazzarsi a tutti i costi e che alla fine dovranno buttare.

Inoltre in questione c’è anche il perché l’OMS abbia cambiato la propria definizione di “Virus pandemico”, in modo che l’influenza suina rientrasse dentro il criterio. La definizione presente sul sito dell’OMS prima dell’allarme specificava: “Enormi numeri di morti e ammalati” come criterio per la dichiarazione della Pandemia. In aprile invece la stessa definizione è stata cambiata per pandemie “miti”.

Il comitato dell’insabbiamento è stato formato in vista della relazione finale sullo scandalo H1N1 del “Consiglio d’Europa”. L’ultimo mese il Consiglio ha rilasciato una bozza di relazione della propria investigazione contenente feroci accuse all’OMS e ai suoi motivi per dichiarare l’H1N1 come ceppo pandemico:

Alcuni membri di questo organo consultivo hanno evidenti legami professionali con case farmaceutiche – in particolare questi legami riguardano finanziamenti per ricerche- perciò la neutralità dei consiglieri può essere contestata. Tuttora l’OMS non ha fornito convincenti evidenze da opporre a queste accuse, e l’organizzazione non ha pubblicato le relative dichiarazioni di interesse, assumendo tale posizione riservata. L’organizzazione si è unita ad altri organismi come “EMEA” (European Medicines Agency), che allo stesso modo non ha ancora pubblicato questi documenti –“Gestione della pandemia H1N1: Serve più trasparenza”

L’indagine del “Consiglio d’Europa” era supervisionata da Wolfgang Wodarg, Ex capo della “Council’s health committee” che fece clamore lo scorso anno per avere detto che l’OMS aveva finto la pandemia per avvantaggiare i produttori di vaccini. Ci si aspetta che il comitato sia critico verso l’OMS, e questo porta molti a speculare sul fatto che il gruppo sanzionato dall’OMS a Ginevra sia un tentativo per superare il danno e limitare l’esposizione della faccenda.

Si aspetta che il gruppo indipendente finisca il meeting mercoledì. Nessuna parola è stata per ora spesa sul fatto che il vaccino dell’influenza in realtà aumenti il rischio di contrarre l’H1N1 o che effetto si potrebbe aspettare se l’OMS ignorasse questa informazione per spingere a favore del vaccino.

Il panico della H1N1 è iniziato lo scorso Marzo, la stima della OMS è stata di 2 miliardi di infetti e milioni di morti. Dai nuovi dati rilasciati si evince che l’influenza è stata molto meno letale della regolare influenza stagionale.

Titolo originale: “WHO Appoints H1N1 Cover-Up Committee”

Fonte: http://www.globalresearch.ca/
Link
13.04.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FIGHTINGforBISCUITS

Vaccino contro l’epatite B

April 15th, 2010